L’Impero in Mare

Una flotta di grandi proporzioni lasciò le proprie basi da Alessandria e da Porto Said il 4 novembre del 1940. l’ammiraglio Andrew Cunningham comandava la squadra con incarico di svolgere missioni in Egeo e a Malta come supporto alle esigenze dell’esercito imperiale di terra. Durante le operazioni la 431° squadriglia di ricognizione aveva confermato che il grosso delle corazzate italiane era ancora chiuso nella rada di Taranto. Il messaggio era stato ricevuto con una certa preoccupazione per la possibilità di doversi scontrare con essa in inferiorità numerica al momento ( 6 corazzate italiane contro quattro pur appoggiate da due portaerei per parte britannica ). Il momento critico passò senza la temuta battaglia nonostante la flotta inglese fosse stata intercettata dal sommergibile Pier Capponi e da aerei di ricognizione e diverse stazioni di vedetta in occasioni diverse dall’8 al 10 novembre. Inoltre la partenza delle navi inglesi era già stata segnalata grazie al servizio di spionaggio SIM in collaborazione con i colleghi tedeschi in territorio nemico. Gli aerei da ricognizione italiani corsero pericoli per svolgere la loro missione e purtroppo un idrovolante Cantz Z 501 fu abbattuto dai Sea Gladiator della Illustrious. Il Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica Francesco Pricolo aveva intuito il pericolo e fece partire squadre di attacco. Una dozzina di bombardieri S-79 del 34° stormo aveva tentato di avvicinarsi alla squadra inglese ma fu dispersa e costretta alla ritirata dalla pronta reazione degli intercettori Fulmar. Nonostante i continui segnali l‘alto comando italiano continuò a non voler ingaggiare battaglia nonostante il momento di superiorità numerica con le navi d’altura.

HMS ILLUSTRIOUS

Angelo Iachino era stato testimone della decisione di non far uscire la flotta per intercettare gli inglesi.

Era già troppo tardi per vendicare lo smacco subito a Punta Stilo.

L’attenzione era riservata tutta alle vicinanze di Malta con tre sommergibili in zona ( originariamente quattro ma uno di essi, il Santarosa, escluso per danni occorsi durante la missione ).

Gli inglesi mantennero per tutto il tragitto un rigoroso contegno offensivo contro ogni tentativo di scoperta nemica anche nei confronti della Spagna formalmente neutrale. Difatti i famigerati Fulmar abbatterono anche un S 79 spagnolo che operava nel settore nonostante l’assenza di belligeranza formale fra la Gran Bretagna e la Spagna di Franco. Il governo spagnolo,in realtà, forniva informazioni all’Italia contravvenendo al proprio stato di neutralità e di conseguenza l’abbattimento dell’apparecchio in zona di guerra fu un atto dovuto.


Savoia-Marchetti SM.79


Fra l’8 e il 9 novembre la squadra britannica, in base agli ultimi dati meteorologici ricevuti, iniziava i preparativi per colpire i fagiani come li definì Cunningham studiando i dati sulla disposizione delle corazzate italiane rimaste inattive del porto di Taranto. I piloti delle due squadre d’attacco costituite da Swordfish della Eagle e della Illustrious cominciarono a ricevere le ultime istruzioni in un briefing mentre fervevano attività per armare e preparare gli apparecchi sul ponte verso l’imbrunire della fatidica giornata.

piloti studiano gli armamenti della Swordfish
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