Incendio in Cielo e in Mare

I piloti sono nervosi. Innumerevoli volte si sono esercitati ed innumerevoli volte hanno appreso le complesse tecniche di attacco aerosilurante ma ogni occasione nascondeva pericoli ed imprevisti e l’errore aveva il suo prezzo: la vita.

HMS Illustrious

Il Quadrato era chiuso, guardie appostate fuori. Il livello di sicurezza ai massimi livelli. Il Nemico ti ascolta intimava costantemente da manifesti in ogni angolo dell’Impero e ogni informazione rubata dal nemico poteva portare a disastri, forse pure influenzare l’esito stesso della guerra. I dati corrispondevano a quelli previsti in un piano elaborato diversi anni prima ma tutto dipendeva dal perfetto funzionamento di apparecchi ed armi e dal sangue freddo e fortuna di ogni singolo pilota. Il successo avrebbe comportato la messa fuori gioco della pericolosa flotta nemica ma d’altra parte un fallimento avrebbe potuto anche spingere il nemico ad essere più aggressivo ed assertivo in un momento difficile per la Gran Bretagna sia a livello locale che globale.

Secondo il piano la Illustrious, accompagnata dagli incrociatori Gloucester, Berwick,Glasgow e York e torpediniere Hyperion,Ilex,Hasty e Havock avrebbe raggiunto la posizione localizzata a circa 40 miglia da Cefalonia da dove poi far partire in due ondate diverse dalle 9 di sera alle 10 di sera una forza di attacco complessiva di 24 apparecchi Swordfish. Le squadre erano organizzate nel medesimo schema di sei unità con siluri,quattro con bombe e i rimanenti due armati con bengala da segnalazione destinati per illuminare falsi bersagli per spostare l’attenzione della reazione nemica. Lo schema previsto fu cambiato soltanto per la seconda ondata che, invece di dodici, era prevista soltanto per nove in seguito alla recente perdita di unità per incidenti di volo occorsi pochi giorni prima La prima squadra, a fine briefing, prese i propri posti di combattimento immediatamente dopo l’imbrunire del cielo. I piloti venivano da squadriglie e portaerei diverse ma l’esperienza e la professionalità li univa e tutti nutrivano fiducia per il buon successo del piano organizzato e studiato molto attentamente dai propri superiori.

Gli apparecchi partirono tutti per direzione Taranto distante 180 miglia. La distanza, abbastanza elevata per gli standard dell’epoca, poteva essere percorsa con casse ausiliarie di carburante. Il viaggio, non scosso da intercettazione nemica, rischiò di far fallire prematuramente la missione per lo sbandamento di quattro unità su 24 per la presenza di banchi di nebbia ( in un mondo privo di GPS ) nonostante le pur ottime condizioni meteo. La squadra d’attacco si avvicinava al bersaglio da sud-ovest ad una certa distanza prevista per mascherare la reale provenienza dalla squadra navale appostata a sud-est.

Swordsfish nella notte

Le difese della base erano state accuratamente studiate ed erano imponenti con 21 batterie con un centinaio di cannoni e quasi centosettanta mitragliatrici leggere e pesanti ma penalizzate dalla perdita di più della metà dei palloni aerostatici per avversità meteorologiche e dalla insufficiente sistemazione delle reti protettive parasiluri. Erano presenti nella rada numerosissime navi da guerra anche per una progettata operazione contro la Grecia pur nel bel mezzo del conflitto in atto contro la Gran Bretagna.

Trasmissioni sonore furono intercettate e interpretate come possibile imminente minaccia. Di conseguenza ogni postazione fu prontamente raggiunta ma l’allarme rientrò dopo pochi minuti. Il nero cielo avvolgeva gli Swordfish che seguivano un piano di volo ben prestabilito. L’attacco doveva svolgersi da sud-ovest a nord-est in due principali direzioni. Gli apparecchi dotati di bengala avevano come scopo quello di illuminare falsi bersagli quali vari incrociatori e altri battelli ancorati l’intera linea costiera da Capo S.Vito a Taranto mentre gli altri dovevano sorvolare a quote basse e nell’oscurità sia l’intera linea costiera sia il tratto superiore prendendo come riferimento l’area di Rondinella e la grande isola di S.Pietro. Le aree da sorvolare erano difese da postazioni fortificate che risalivano agli inizi del XX secolo,progettate originariamente per sbarrare l’ingresso a navi da guerra, e ormai obsolete di fronte all’offesa aerea.

schema di attacco inglese

Gli apparecchi iniziarono a scendere lentamente di quota da circa 1500 metri e verso le 22 di sera videro esplodere sopra di sé vampe ed esplosioni della contraerea che aveva reagito immediatamente dopo una rapida sequenza di segnalata incursione aerea ma troppo tardi per sbarrare il passo agli aerei che ormai sembravano quasi planare sopra lo specchio d’acqua. Alle 23 gli Swordfish armati di bengala raggiunsero rapidamente Capo S.Vito e, seguendo perfettamente il piano, illuminarono l’intera zona. Era iniziata una danza di distruzione quasi apocalittica prevista dal piano,non a caso, denominato Judgement .

ASSALTO NEL BUIO
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