Ritorno Dall’Inferno

Missione Compiuta, si torna alla base. La squadra aveva fatto una buona caccia. Quattro piloti non fecero ritorno ( due prigionieri e due morti ) che al momento furono considerati casualties per assenza di più precise informazioni disponibili. Il cielo stava lentamente rischiarando quando smisero di girare le pale delle eliche e i piloti poterono guadagnarsi un attimo di riposo mentre l’intera squadra navale di Sua Maestà, rinunciando ad un nuovo assalto, iniziava la manovra di allontanamento. Supermarina aveva iniziato,intanto, a diramare ordini per trasferire via da Taranto le maggiori unità superstiti e in grado ancora di operare autonomamente. Durante le operazioni non si prestò molta attenzione ai pericoli incombenti sui convogli passanti per il Canale di Otranto per la presenza minacciosa di un’altra squadra nemica. Era in prossimità una squadra comandata dal Vice Ammiraglio Pridham-Wippel con incarico di distruggere convogli italiani. Le misure prese nel corso delle ore successive al Raid furono principalmente mirate a proteggere la base di Taranto, sopratutto con i sommergibili. Il Comando si limitò invece a dislocare una squadriglia di MAS nei pressi di Brindisi prevedendo di mettere in azione, più tardi, gli incrociatori presenti nella rada della sopracitata città.

Motoscafo Armato Silurante “MAS 500”

Nelle ore cruciali fra l’ 11 e il 12 novembre vi era una fitta rete di convogli militari fra la penisola e l’Albania e la squadra inglese, invece di allontanarsi come presupposto dal Comando italiano, rimaneva in area per proseguire la missione. Roma aveva sottovalutato il pericolo, ingannata anche da notizie rassicuranti di ritorno a Gibilterra di componenti della flotta inglese.


Sir Henry Daniel Pridham-Wippell

La squadra di Wippel, costituita da tre incrociatori e due cacciatorpediniere, entrò nell’area operativa di missione alle prime ore del 12 novembre, appena dopo la consumazione del Raid di Taranto. Un convoglio italiano di ben quattro navi di grosso tonnellaggio fu subito assalito in un breve quanto violento scontro dove le navi di scorta ebbero la peggio.

La scorta era costituita da un cacciatorpediniere ( Ramb III ) e da una torpediniera che tentò di difendere con accanimento eroico le navi da trasporto. Il comandante della Torpediniera Giovanni Barbini si guadagnò riconoscimento di atto di valore contro una forza attaccante schiacciante pur con la sconfitta ( la Fabrizi fu l’unica unità superstite del convoglio ).

cacciatorpediniere Nicola Fabrizi

Mentre si svolgeva il dramma nel Canale di Otranto, si attivò un imponente re-dispiegamento delle forze navali della Regia Marina. I due incrociatori Alberto di Giussano ed Armando Diaz lasciarono la base di Augusta per Palermo mentre le navi superstiti Vittorio Veneto,Giulio Cesare ed Andrea Doria uscirono per raggiungere Napoli.

CONCETTO GENERALE DEL REDISPIEGAMENTO DELLE NAVI DA GUERRA

Si scatenò frattanto, per alcuni momenti, una violenta schermaglia fra apparecchi italiani ed inglesi dove la RAF prevalse sui cieli di Malta mentre le squadre di Cunningham e Wippel si ritirarono a metà giornata avendo conseguito tutti gli obiettivi principali delle proprie rispettive missioni. L’intera flotta rimase ancora a distanza operativa da Taranto con il proposito di lanciare un nuovo raid ma il sopraggiungere di cattive condizioni climatiche e la dispersione dei bersagli imposero il termine dell’intera operazione. Inutili furono i tentativi di scoperta della flotta della Union Jack da parte degli aerei ricognitori italiani dalla base di Augusta per l’efficace azione di intercettazione dei Fulmar imbarcati.

Fulmar in azione

Il Primo Ministro Winston Churchill ebbe la soddisfazione di comunicare alla Camera dei Comuni l’esito dell’operazione Judgement la mattina del 13 novembre. Il resoconto era, come tipico del suoi modi, asciutto e diretto nascondendo quei timori espressi nei confronti delle corazzate italiane, in particolare le due Littorio e Vittorio Veneto e il sollievo ingenerato dalla messa fuori combattimento di una di esse. Le parole erano dure, di un vincitore sicuro di sé e della propria forza: E’ certo che sulla carta questa flotta era molto più potente della nostra flotta mediterranea , ma ha sempre rifiutato di accettare battaglia.

La Storia è tragicamente ironica a riguardo: gli italiani tentarono di restituire”pan per focaccia” agli inglesi con un incursione simile ma nettamente minore nella scala e nella preparazione alla base navale di Alessandria. Le perdite furono lievi ma il Comando Imperiale ebbe i “capelli bianchi” per l’agitazione in seguito alla constatazione che anche la loro più importante base era vulnerabile all’imprevedibile offesa aerea. I mostri dell’aria ormai hanno chiuso un era millenaria delle navi in superficie, insieme ai mostri nascosti nel mare quali i sommergibili. Nel corso della guerra, affonderanno imponenti battelli sotto i colpi di più minuscoli ma micidiali nemici mentre sempre più rari saranno i duelli a distanze di chilometri quasi oltre la capacità visiva dei partecipanti. Un segno premonitore delle guerre del futuro, combattute più attraverso schermi che a contatto rendendo la guerra più spietata e disumanizzata.

Pearl Harbour – come i giapponesi hanno studiato il raid inglese su Taranto.
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