Le Porte del Mare

Taranto ha subito nel corso dei secoli continue incursioni dal mare. Assalti condotti con inusitata violenza a spese della popolazione che è stata oggetto di deportazioni e massacri, nonostante le mura e le difese, almeno dal X secolo dopo cristo alla fine del XVI secolo. In un paio di circostanze la città fu rasa al suolo e ricostruita con nuove fortificazioni, in particolare il Castello oggi conosciuto come “Aragonese” per semplicità. Diverse strutture difensive sono state rimosse,demolite o disarmate lasciando talvolta nessun segno della loro esistenza. Una scomparsa dovuta anche per reazione agli innumerevoli divieti imposti dalle autorità borboniche che avevano conferito a Taranto la qualifica di “Città Fortificata” con la conseguente impossibilità di edificare fuori dalle mura nonostante i disagi della comunità, in sovrappopolazione, concentrata nell’isola oggi conosciuta come “Taranto Vecchia”. La caduta dello Stato Borbonico ha riaperto la questione e il nuovo regime, dopo l’Unità, ha autorizzato la tanto attesa demolizione della cinta muraria ampliando e liberando aree per l’edificazione a beneficio della collettività da lungo tempo oppressa da oggettivi problemi igienico-sanitari. L’epopea di allargamento urbanistico ha, però, anche cancellato o nascosto gradualmente, in quasi due secoli, molte postazioni difensive munite di artiglieria di origine napoleonica lungo il tratto costiero per il Mar Grande. Napoleone aveva tratto infatti la conclusione che la Città dei Due Mari fosse in una grande posizione strategica per il controllo del Mediterraneo nel corso delle continue guerre contro l’Inghilterra. La trasformazione di Sicilia e Malta in avamposti britannici aveva spinto l’Imperatore dei Francesi a controbilanciare con un importante base militare a Taranto anche come segno di potenza e controllo politico nel Mezzogiorno indirettamente sottoposto al dominio francese. In questo senso Napoleone dispose di chiudere l’ingresso al Mar Grande con una successione quasi continua di fortini muniti di artiglieria. Gli ambiziosi propositi di vero e proprio porto militare rimasero sulla carta ma i cannoni sopravvissero alla caduta napoleonica per poi gradualmente sparire per incuria,manomissioni e rimozioni nel corso dei decenni successivi sotto il ripristinato regime borbonico.

le batterie durante la dominazione francese 1806-1815

La Marina borbonica non si riprese mai dalla distruzione di un centinaio di battelli fortemente voluti da Carlo III e Ferdinando IV da parte degli inglesi nel 1799. Il funesto evento comportò il rapido declino di Taranto come potenziale porto militare. Il maresciallo Don Lorenzo di Montemayor aveva redatto un particolareggiato rapporto sullo stato della piazzaforte sottolineando le pessime condizioni pur ammettendo la sua ideale posizione strategica. Il rapporto non ebbe seguito e si ridusse moltissimo la guarnigione stessa lasciando in stato di abbandono diverse infrastrutture militari. Una parte di esse fu riutilizzata per funzioni di conventi,magazzini e carceri compreso l’ex-Convento dei Celestini trasformato dai francesi per la guarnigione e poi, per molto tempo, sede di comando del presidio borbonico. La sede verrà demolita negli anni ’20 del XX secolo successivamente restituendo alla Città le famose Colonne di Poseidone.

le Colonne Doriche

Un episodio di tumulto, alimentato dal brigante Don Ciro Annicchiarico, turbò per poco tempo la generale quiete che caratterizzò gli ultimi anni del governo del Regno delle Due Sicilie sulla Città dei Due Mari. Le innovazioni furono poche e maggiormente concentrate sul Castello nonostante ci fosse un ambizioso progetto ( 1835 ) di ripristinare e rinnovare le batterie sull’isola di S.Paolo e quelle di S.Vito. Verso la fine del regno il Castello divenne carcere con conseguenti radicali modifiche strutturali ( in particolare la Torre San Cristofalo ) mentre subirono danni ingenti per scarse cure di manutenzione diverse fortificazioni del complesso. Il Regno d’Italia non si interessò subito al recupero della piazzaforte. I porti militari dello stato unitario, con relative fortificazioni ed infrastrutture, erano Spezia,Ancona e Napoli a tutto detrimento di Taranto. Simone Pacoret di Saint Bon studiò con grande interesse la Città dei Due Mari e diede finalmente impulso a riconsiderarne l’importanza a partire dal 1870-71. Gli anni ’70 del XIX secolo furono caratterizzati da febbrili lavori che mutarono radicalmente la fisionomia stessa della città con l’apertura del Canale Navigabile come episodio più rappresentativo dell’epopea.

Il resto delle numerose fortificazioni, ormai in rovina, venivano demolite o inglobate dall’edilizia di una città in piena fase di espansione urbanistica. La Cittadella, che presidiava l’ingresso sul lato occidentale, venne abbattuta compreso la Torre di Raimondello insieme alla fontana eretta in onore dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo. Dal 1893, in considerazione delle importanti innovazioni tecnologiche occorse sulla guerra navale, si iniziò alacremente a sviluppare nuove batterie anche a prezzo della distruzione della tomba del generale francese Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos autore del famoso Le Relazioni Pericolose e sepolto nell’isola di S.Paolo nel 1803. La costruzione delle batterie era accompagnata da continui interventi per il costante ammodernamento delle apparecchiature e sistemi d’arma nei limiti dei fondi disponibili. In diverse località circostanti si aprirono magazzini,caserme e campi di tiro nonostante il problema di penuria d’acqua ( provveduta all’epoca dall’allora Acquedotto Leccese ) e di disagi per non sempre adeguate sistemazioni per il personale militare di ogni grado e di obsolescenti infrastrutture per i trasporti e comunicazioni. La batteria Rondinella venne risistemata dall’ingegner Angelo Di Luigi Cecinato fra il 1903 e il 1904.

campo da tiro dei bastioni a difesa del Mar Grande

La Grande Guerra comportò, oltre al pieno ripristino del suo stato di piazzaforte militare, l’estendersi delle sue infrastrutture : il campo per gli inglesi a Cimino ed un importante deposito a Buffoluto. Le fortificazioni e batterie e relative infrastrutture facevano parte di un ampio disegno di militarizzazione della Puglia in virtù della sua posizione geopolitica nel Mediterraneo. Gli eventi bellici del ’15-’18 non coinvolsero direttamente Taranto a parte il tragico affondamento della Corazzata Leonardo da Vinci ma vi sono documentazioni che testimoniano l’accoglimento di personale militare rumeno alleato in area, in seguito allo spettacolare salvataggio messo in atto da parte della Regia Marina e franco-britannici durante il conflitto. Rondinella,S.Pietro e Paolo e S.Vito e altre batterie minori continueranno ad essere operative e oggetto di manutenzione ed aggiornamento costante fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Le durezze delle condizioni post-belliche, gli smantellamenti e la generale obsolescenza per l’avvento di nuovi armamenti fanno sì che lentamente i bastioni di Taranto seguono anche essi il silenzioso destino di quelli eretti da precedenti dominatori e da effimeri progetti di gloria marziale.

Castello Aragonese – taranto

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