Fuoco e Acciaio

I siluri erano pronti. I piloti assegnati alla missione di distrarre la preda sganciarono con successo, in rapida successione, i bengala senza incontrare alcuna opposizione. Altri continuavano ad avanzare a pochissimi metri dall’acqua avvicinandosi alle prede assegnate. La splendida corazzata Littorio,ammiraglia della divisione navale, fu fatta oggetto di ben tre siluri in due diversi attacchi avvenuti in rapida successione.

schema di attacco contro l’ammiraglia LITTORIO

Nel giro di un breve lasso di tempo anche la Cavour fu centrata da un siluro ben piazzato da Kenneth Williamson che perse però l’apparecchio in azione. Il coraggioso pilota venne catturato, insieme al navigatore Scarlett conosciuto dai suoi con lo pseudonimo di “blood”. Entrambi furono gli unici prigionieri dalla squadra inglese in tutta l’operazione. La bassa profondità del Mar Grande ha salvato invece la Doria. La Duilio non fu invece altrettanto fortunata. Oltre ai siluri, anche bombe furono sganciate a bassa quota nel tentativo di infliggere danni all’incrociatore Trento e cacciatorpediniere Libeccio. In mezzo alle esplosioni e fiamme, altri Swordfish sganciarono altre bombe su un capannone distruggendo un paio di idrovolanti della squadra di ricognizione marittima. Gli apparecchi britannici da Rondinella si tuffavano spegnendo il motore scansando abilmente il fitto fuoco di contraerea non solo da terra ma anche da molte navi presenti. Altre bombe caddero,mancando il bersaglio,vicino alla nave appoggio Miraglia. Non si accesero i proiettori, contrariamente a quello che si vede in dipinti e fu poi argomento di dibattito ma la circostanza ha,paradossalmente, reso meno facile la ricerca dei bersagli. Un secondo Swordfish fu abbattuto con il decesso dei due piloti a bordo in un avventata azione di mitragliamento contro l’incrociatore Gorizia. La corazzata Vittorio Veneto sfiorò la sorte toccata ad altre in seguito alla rinuncia degli aggressori di fronte al violento fuoco contraereo. Due apparecchi abbattuti a fronte di un consumo di migliaia di proiettili di vario calibro. La stampa di regime avrebbe poi modificato completamente il dato dichiarando invece un abbattimento di ben nove apparecchi.

Il Bollettino N.158 in Corriere della Sera

La notizia pubblicata sui quotidiani era il frutto di una relazione compilata da Supermarina per Mussolini all’indomani dell’attacco : Il fuoco contraereo è stato sempre molto intenso ed ha conseguito il risultato di abbattere sei apparecchi.

Emblema della Regia Marina come “Supermarina” durante la guerra

La relazione sui presunti abbattimenti era stata fortemente sostenuta dall’Ammiraglio Antonio Pasetti incaricato della difesa della base aggiungendo tuttavia la fortuita circostanza della mancata accensione dei proiettori e l’insufficiente sistemazione delle reti protettive.


Le reti protettive su mappa britannica inclusa nell’opera di Francesco Mattesini “La Notte di Taranto”



L’Ammiraglio Inigo Campioni condivise la posizione instillando un dubbio che poi è divenuto materia di tesi controverse anche diversi anni dopo la guerra su un presunto “spionaggio” come causa di un esito così disastroso: ( … ) c’è da ritenere che gli inglesi avessero informazioni assai esatte in proposito ( … ).

In un’altra relazione sull’argomento si è fatto anche cenno alla mancata esercitazione al fuoco notturno che sarebbe rimasto un punto debole per la Regia Marina anche in altre circostanze ed alle problematiche dovute pure alle limitate scorte di munizioni per le navi. Si ammise, a porte chiuse, che sarebbe stato opportuno evitare l’ammassamento di tutte le unità delle due squadre navali nel ristretto ancoraggio in cui si trovavano.

fra il cielo e il mare il fuoco distruttore

Le grandi navi Cavour,Littorio,Duilio apparivano completamente avvolte nell’oscurità appena lacerata dai lampi del fuoco. Gli impianti elettrici erano tutti saltati e l’acqua iniziò ad invadere intere sezioni. I danni furono tali che le navi divennero simili ad agonizzanti balene, muovendosi per raggiungere fondali più bassi come nella speranza di una rinascita.

I mostri d’acciaio manovrano per salvarsi dal sicuro affondamento –
illustrazione nell’opera di Francesco Mattesini “La Notte di Taranto”

Nel tentativo di salvare la Cavour si era consumata una piccola tragedia nella più grande: l’ammiraglio Bruno Brivonesi chiamò Ernesto Ciurlo comandante della nave ordinandogli di portare il battello verso l’arsenale nonostante le terribili condizioni in cui si trovava. Il gas,fuoriuscito per gli scoppi, stava intossicando parte dell’equipaggio. Il comandante comunicò che non sarebbe stato possibile eseguire la manovra e il litigio esplose con drammatico gesto finale di lavarsi le mani da eventuale responsabilità in caso di eventi irrimediabili. La Cavour, dopo peripezie, non affondò ma non entrò più in azione a differenza delle altre grandi navi sopravvissute alla Notte del Raid.

Corazzata Cavour dopo l’attacco

Dopo la tempesta, l’improvvisa calma. Il rischiarare dell’alba del 12 novembre si accompagnò alle grida degli uomini che accorrevano da ogni parte. I graduati, ad ogni livello, si diedero da fare per istruire i sottoposti in mansioni urgenti mentre feriti si raccoglievano e chi poteva, aiutava senza risparmio. L’Etere si riempiva di messaggi mettendo in moto la labirintica burocrazia e Roma ricevette le prime notizie attraverso canali gerarchici. Nel caos ebbe il sopravvento il timore di un nuovo attacco, stavolta anche con navi da battaglia “per il colpo di grazia” con la conseguenza che entrarono subito in azione i sommergibili Malachite, Nereide,Jalea ed Ondina con ordine di bloccare il passaggio per il Mar Grande.

Il sommergibile Nereide in azione



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